Perchè il Realismo? Il discorso di Fred Ross.

Waiting for the Boats, Walter Langley Waiting for the Boats, Walter Langley

Ecco la traduzione in italiano del magnifico discorso di Fred Ross sulla rinascita del Realismo nell’arte. Fred Ross è fondatore e presidente della benemerita fondazione americana Art Renewal Center (ARC). 

E’ una lunga lettura ma vi assicuro che ne vale la pena!

“Perchè il Realismo?” di Fred Ross

“Vorrei ringraziare Jeanine e Joel della Associazione degli Artisti Ritrattisti del Connecticut per avermi invitato a fare questo discorso oggi. Il tema della conferenza è “Costruire sui Classici“.

Riflettendo su questo tema, ho concluso che nulla potrebbe essere più adatto di chiedersi e rispondere a questa domanda: perché il Realismo? Oggi esistono molte organizzazioni che credono nel valore e nell’importanza del Realismo, sia nel Realismo “classico” sia quello “contemporaneo”.

Ma perché il Realismo? Dopo un secolo di denigrazione, di repressione giunta quasi all’annientamento. Quando il credo comunemente insegnato in quasi tutti i licei artistici, accademie ed università negli ultimi cento anni, è stato che il Realismo è poco originale? Dopo tutto, i realisti semplicemente copiano la natura. Il Realismo, dicono, non è sofisticato, non è raffinato. Gran parte delle persone può capire immediatamente cosa rappresentano un dipinto o una scultura realistica. E’ così facile da capire! Non è creativo. Solo realizzando forme ed idee che non si trovano in natura si crea qualcosa di realmente originale.

Dunque, per tutti gli artisti che si dedicano al Realismo, la domanda del giorno, del mese, dell’anno e della vita è: perché il Realismo?

La mia risposta è semplice: le arti del disegno, della pittura e della scultura sono da intendersi innanzitutto ora e sempre come un linguaggio. Un linguaggio visivo. Questo linguaggio è stato sviluppato e conservato in primo luogo come mezzo di comunicazione. Un mezzo di comunicazione come le lingue parlate e scritte. E, esattamente come le lingue, anche le belle arti (fine art) hanno successo solo se la comunicazione avviene e non hanno successo se la comunicazione non avviene. Dunque le Belle Arti sono un modo con cui gli esseri umani possono comunicare.

E come si può comunicare se non con un linguaggio comprensibile da coloro che sono in ascolto? E se la comunicazione è l’obiettivo, allora la nostra lingua deve avere un vocabolario e una grammatica che siano contemporaneamente condivisi da chi racconta e da chi ascolta.

Se ci pensate, le prime forme di lingua scritta utilizzavano semplici disegni di oggetti reali per rappresentare quegli oggetti. Questo rende le origini della lingua scritta sovrapponibili e pressoché simultanee alle origini dell’Arte. Senza un linguaggio comune non c’è comunicazione e nessuna comprensione. E questo vale anche per belle arti. Le quali devono anche comunicare in un modo simile alle lingue parlate e scritte che hanno lo scopo unicamente umano di descrivere il mondo in cui viviamo e come ci sentiamo rispetto ad ogni aspetto della vita e del vivere. Le belle arti sono come una lingua e, come tutte le centinaia di lingue parlate e scritte nel mondo, sono in grado di esprimere l’enorme portata illimitata dei pensieri umani, delle idee, delle credenze, dei valori e soprattutto dei sentimenti, passioni, sogni e fantasie. Tutte le varie e infinite storie di umanità.

Perchè il Realismo? Il discorso di Fred Ross. 1

The Girl at the Gate – Costable

Il vocabolario delle Belle Arti sono le immagini realistiche che vediamo ovunque, in tutta la nostra vita. La grammatica sono le regolee le competenze necessarie per rendere efficaci e credibili quelle immagini. Queste sono alcune delle regole grammaticali che tengono insiemegli oggetti realioil vocabolario del linguaggio visivo delle belle arti: i contorni, la modellazione, la capacità di creare ombre e luci. Utilizzare le velature per mettere in evidenza le forme attraverso gli strati di colore differenti, la messa a fuoco selettiva, la prospettiva, l’equilibrio compositivo, il bilanciamento di colore caldo e freddo, attraverso la perdita e il ritrovamento di forme e linee.

Per favore, considerate questa ulteriore verità evidente: anche le cose che non sono reali, come i nostri sogni e le nostre fantasie così come tutte le storie di fiction, che non sono reali, sono espresse nella nostra mente conscia e inconscia utilizzando immagini reali. Si consideri che, solo immagini reali sono utilizzate nelle nostre fantasie e nei nostri sogni, nessuno dei quali assomiglia all’arte astratta. Pertanto la pittura astratta non riflette il nostro subconscio. Sogni e fantasie che fanno nelle opere d’arte possono riflettere il nostro subconscio. Masolo utilizzandoimmagini reali eriunendole in modo che si sentano e si leggano come fantasie o sogni.

Quindi eccolo. Abbiamo il concetto di base che spiega cosa sono le Belle Arti. Si tratta di un linguaggio visivo che è in grado di esprimere la gamma infinita di pensieri ed idee che possono anche essere espresse attraverso la grande Letteratura e la Poesia. Tuttavia, a differenza delle centinaia di lingue parlate e scritte, il vocabolario del Realismo tradizionale in arte ha qualcosa che lo rende unico, ed in modo importante.. Infatti il linguaggio del Realismo classico elimina un problema che hanno tutte le altre lingue: esso può essere compreso immediatamente da tutta la gente, ovunque sulla terra, indipendentemente dalla lingua che parlano o in cui scrivono. Così il Realismo si può descrivere come un linguaggio universale che consente la comunicazione con tutte le persone di oggi e di tutti i tempi: passate,  presenti e future. L’arte modernista e astratta non è una lingua. È l’opposto di una lingua. Rappresenta l’assenza di linguaggio. E l’assenza di linguaggio significa la perdita di comunicazione. Si toglie dal genere umano forse la nostra caratteristica più importante, ciò che ci rende umani: la capacità di comunicare in modo molto approfondito dettagli e raffinatezza. Nel caso delle belle arti, il modernismo ha bandito l’unico linguaggio universale che esiste: il Realismo, con le tecniche e le competenze necessarie per realizzarlo. Una conoscenza che era cresciuta e che si era sviluppata nei secoli ed era stata accuratamente documentata e conservata come è stata tramandata per secoli dai maestri agli studenti.

Per dire la verità, l’arte astratta in realtà non è nemmeno astratta. Il processo di “astrazione”che è accreditato in arte moderna è un’appropriazione indebita della parola “astratto”, che significa quasi il contrario. Infatti è un linguaggio che utilizza un processodi astrazioneper creare simboli che significano qualcos’altro. Solo gli esseri umani possono esprimere ideeastratte e nessuna di esse appare come Jackson

Bouguereau

Bouguereau

ck o William De Kooning. Mi spiego meglio: la parola “carta” significa ciò che sto tenendotra le mani. La parola scritta”c a r t a” è un’ulteriore astrazione della parola “carta”. Se faccio un quadro in cui mostro un uomo che legge da un pezzo di carta, ho usato il vocabolario del realismo tradizionale e creato un tipo di astrazione che viene immediatamente riconosciuto da una persona di lingua inglese come carta, francese come “Papier”, ungherese come “Papir”, lettone “papira”.

Una volta che abbiamo capito che le Belle Arti sono un linguaggio visivo e che il processo di creazione è una vera astrazione, respingere il Realismo perchè è descrittivo o perchè racconta una storia è palesemente assurdo. Ma gli educatori modernisti insegnano agli studenti che il Realismo non è altro che “narrazione” (storytelling), la qual cosa loro ridicolizzano. Sarebbe come rifiutare qualsiasi cosa scritta perché racconta una storia o descrive una sensazione, un’idea, una credenza, un pensiero, o addirittura perché le parole significano di per sé qualcosa.

L’arte moderna ci ha insegnato che è una menzogna l’illusione della tridimensionalità in un’opera d’arte. Il dipinto è in realtà una superficie piana e a Cezanne fu attribuita questa scoperta, che ci avvicina alla verità attraverso la morte del paesaggio. Matisse fece crollare le nostre case e le nostre famiglie. Pollock e De Kooning misero tutto in un frullatore e gettarono pittura sulla tela in una cacofonia di forme disorganizzate e colore.

Questo, ci hanno detto, ha dimostrato una verità incredibile: che la tela è piatta.

Bene, abbiamo una notizia per loro: ogni bimbo di tre anni che viene portato in un museo sa che le tele sono piatte. E poi questi artisti, che hanno dimostrato che la tela piatta, hanno continuato a spendere il resto della loro carriera a dimostrare la stessa cosa, più e più volte. Ma cosa c’è di notevole nel dire, mostrare o sapere che le tele sono piatte? Questo fatto, di per sè ovvio, è meglio espresso semplicemente, dicendolo. Ma non è più brillante che dire che il cielo è blu, che il fuoco è caldo o che l’acqua è bagnata. L’equivalente di questa assurdità, nelle lingue scritte, sarebbe dire che tutta la scrittura non dice la verità, semplicemente perché tutto ciò che viene scritto è un insieme di linee rette, curve o ondulate. E siccome questo è più vicino alla verità che dare un significato a quelle linee rette, curve o ondulate … che vengono utilizzate per scrivere le parole e le parole per dare forma alle idee … allora anche quello sarebbe verità. Pertanto, per finire la nostra analogia, il miglior libro sarebbe quello che dimostra questa “verità” con pagine e pagine di forme senza significato e scarabocchi … dimostrandoci così la profonda definizione di “verità” dei modernisti.

Quanti libri e poesie sarebbero acquistati se in ogni libro ci fossero solo forme senza senso su ogni pagina?

Che cosa sono le belle arti, la letteratura, la musica, la poesia, o il teatro? In ognuno di questi casi gli esseri umani utilizzano materiali forniti dalla natura (l’argilla, i colori, il movimento ei suoni della vita) e creativamente combinano il tutto creando qualcosa che è in grado di comunicare qualcosa, un significato. Nel corso della storia, le persone hanno trovato modi diversi per comunicare i propri pensieri, le idee, le credenze, i valori e l’intera gamma delle loro esperienze condivise in vita. Quando si tratta di arti visive, invece, i modernisti sembrano dirci: “perché sprecare il tuo tempo a fare Realismo? E  già stato fatto tutto”. Sarebbe esattamente come dire “Perché perdere tempo a scrivere qualcosa? E’ già stato scritto tutto. Non è rimasto niente da dire”.

Il Realismo è stato denigrato più volte per essere niente di più di illustrazione, come se la parola “illustrazione” fosse di per sé una brutta parola. Qualcuno può dire che la Cappella Sistina di Michelangelo è “solo illustrazione”? Dopo tutto illustra la Bibbia. In realtà illustrazione è solo un’altra parola per “narrazione“. Rigetteremmo il linguaggio scritto perché racconta una storia? Ovviamente no. Ma noi tutti riconosciamo che ci sono belle o brutte storie, alcune sono ben scritte mentre altre sono scritte male, ce ne sono di verbose o di eloquenti. Così pure ci sono brutte opere d’arte brutte, mediocri opere d’arte, belle opere d’arte e ci sono i capolavori. Possiamo non essere tutti d’accordo nello stesso momento, ma la maggior parte di noi può capire intuitivamente il valore di un’opera di Vermeer, Rembrandt, Caravaggio, Alma-Tadema o William Bouguereau.

E se alla gente non fosse stato fatto il lavaggio del cervello, sarebbero più o meno tutti in grado di vedere la reale “Verità” di una tela con sopra gocce di pittura schizzate a caso. Tutti più o meno capirebbero che è qualcosa che non prevede praticamente alcuna abilità e che manca di qualsiasi originalità.

Il modernismo ha bisogno di respingere il Realismo perché rifiuta qualsiasi significato. Quante opere moderne sono intitolate con la parola “Senza Titolo“? Senza Titolo # 1 Senza Titolo # 33 Senza Titolo, fino alla nausea. Portano la parola “Senza titolo” come un distintivo d’onore. Nel fare questo, essi noi e loro professori stanno dicendo allo stesso modo … “Guarda sono stato attento a non infondere a questo casino che ho fatto su tela alcun tipo di significato”.

La “Narrazione” è diventata una brutta parola nel mondo dell’arte. La Narrazione è svilita come mera “illustrazione” e la parola “illustrazione” è stata relegata alle “arti commerciali”. Provate ad iscrivervi ad un corso di studio di Belle Arti in qualsiasi college o università americani e comunicate ai “funzionari” che gestiscono la struttura che il vostro obiettivo sarà di dipingere grandi scene aneddotiche, sia come storie o dipinti allegorici, o addirittura scene quotidiane che catturano la vita moderna. Insomma tutto ciò che potrebbe simboleggiare o esprimere il più potente dei temi umani. Cosa pensate che succederebbe? Dopo avervi guardato dall’alto in basso, cercando di capire come dirvi quello che vogliono dirvi senza insultarvi troppo, vi diranno gentilmente che: “Bene caro, lei dovrebbe iscriversi in un dipartimento di arti grafiche o cercare una scuola d’arte commercialeo andare in una scuola commerciale per quella materia. Non consideriamo i tuoi interessi Belle Arti“. Vi diranno che la “narrazione” non è quello che loro fanno. Non li interessa. Non è un obiettivo adatto alle belle arti. Non è “rilevante“.

Dunque.. che cosa è “rilevante” per la filosofia modernista e post-modernista? Che cosa va bene? Vi diranno: ‘”la forma per se stessa”, “Il Colore per se stesso”, “la linea o la massa o per se stesse”.  Questa è l’arte. Non c’è nient’altro che l’arte dovrebbe comunicare o esprimere. Ci dicono che ci stanno insegnando a guardare differentemente. Ma tutti noi possiamo vedere cosa c’è e, ancora di più, cosa non c’è.

Per loro questi espedienti astratti o minimalisti sono di gran lunga più degni di riconoscimenti di merito che ricreare scene dal mondo reale o dalle nostre fantasie, da miti o leggende. Per loro sono più profondi di immagini che mostrano le nostre speranze, i nostri sogni, e i momenti più notevoli della vita.  Tele vuote, stanze vuote o cumuli di pietre sono più importanti e soggetti molto più “rilevanti”, per loro, che opere che parlino di momenti della vita e che descrivano e definiscano la nostra comune umanità. Quadrati colorati per loro sarebbero superiori a soggetti come le persone. Strati di carta ruvida simboleggerebbero i diversi strati della vita. Sbavature di vernice sarebbero più convincenti della rappresentazione di un bambino che imparare a dribblare a basket. Sacchetti di immondizia vengono considerati più sofisticati rispetto ad una rappresentazione del passaggio dall’adolescenza all’età adulta e alla consapevolezza di sé. E una luce lampeggiante che si accende e si spegne in una stanza vuota attira il plauso dei giornalisti mentre la rappresentazione su tela del passaggio della vita e del tempo sarebbero per loro sentimentalismo inutile. Questi sono i precetti ignoranti di coloro che detengono i nostri musei e le nostre università, in una morsa lunga cento anni di irrilevanti banalità, che annoiano le nostre anime e la nostra gioventù.. in un sistema in cui l’abilità e la bravura vengono ridicolizzati ed il talento ignorato e disilluso. I vecchi maestri, fino a poco tempo fa, morivano senza aver addestrato la generazione seguente a proteggere, preservare e perpetuare quel che era stato conservato per tanti secoli.

Beh, io ora sono in estasi nell’affermare che ora quella generazione c’è. E siamo tutti noi. Siamo tutti parte di essa. E gli artisti realisti di oggi sono eroi ed eroine della cultura. Stiamo tutti insieme giocando un ruolo fondamentale nel preservare e sviluppare una delle più grandi ed importanti creazioni dell’uomo: le belle arti. Solo trent’anni fa non c’era praticamente più nessuno a crederci. Ma negli ultimi dieci anni, in particolare, c’è stata un’esplosione nelle dimensioni e nei ranghi del movimento realista. Da pochissimo vi è oggi un torrente in piena di decine di migliaia, addirittura centinaia di migliaia di persone completamente dedicate alla rinascita della grande Arte Realista che è stato il linguaggio universale mancante e che può aiutare a interpretare ed esprimere le idee e gli sviluppi degli ultimi 100 anni, forse, in molti modi, il più importante secolo di tutta la storia umana. Molti artisti oggi stanno nuovamente guardando ai risultati e alla grande arte del passato, e ancora una volta stanno cercando di costruire su ciò che è venuto prima, mentre percorriamo il XXI secolo.

The Barber's Shop - George Edgar Hicks

The Barber’s Shop – George Edgar Hicks

Il modernismo ha raggiunto un monopolio virtuale nel secolo passato. Le istituzioni di potere culturale hanno vietato quasi tutte le opere d’arte realizzate da artisti viventi che potessero essere considerati realismo tradizionale. Hanno controllato ed ancora controllano quasi tutti i musei e tutti i reparti d’arte in quasi tutti i college e le università del mondo occidentale. Quasi tutti i giornalisti e la critica d’arte dei giornali delle riviste hanno mostrato la stessa tendenza. Tutti gli insegnanti d’arte e i corsi d’arte ad ogni livello di istruzione dalla scuola materna fino alla scuola di specializzazione inclusi. Il Modernismo ha travolto anche scuole d’arte mirate come Cooper’s Union, Pratt e la Rhode Island School of Design.

Non importa in che modo, comunque avete capito che non si poteva trovare un qualsiasi un corso di formazione che insegnasse le tecniche tradizionali dell’arte realista classica. Le corporazioni di artisti erano scomparse da tempo così come le scuole atelier. Erano rimaste solo una o due linee di insegnamento che ancora comprendessero le classiche tecniche di addestramento artistico che si utilizzavano quasi ovunque fino agli inizi del XX secolo.

Oh, certo, la maggior parte delle Scuole ed Università/Accademie d’Arte esprimono, a parole, rispetto verso il disegno e di solito includono una classe di disegno dal vero se ci si vuole laureare in belle arti o in educazione artistica. Ma quasi tutti i corsi sono tenuti da insegnanti d’arte che non sanno davvero disegnare. Ed è vero, oggi come lo era un secolo fa, o mille anni fa: “Non si può insegnare ciò che non si conosce”. Quelle cosiddette classi di disegno dal vero di solito si specializzano in pose di cinque minuti e agli studenti si insegna che è più importante catturare velocemente la postura che non disegnarla correttamente.I disegni che sono fatti bene, che mostrano esperienza e sforzo dell’artista sono liquidati come “troppo lavorati” e con “troppe linee”. Ma imparare a disegnare richiede lunghepose. Abbastanza a lunghe perché gli studenti imparino a trovare le giuste linee che definiscano i contorni. Contorni che si muovono dentro e fuori dalla forma. Contorni che permettano di rifinire e modellare la figura con successo. Solo la formazione d’atelier classica può offrire all’artista ciò che è necessario per dare vita alle proprie idee creative.

Questo è il motivo per cui, anche se il Realismo sta entrando nella sua prossima rinascita, non possiamo semplicemente ignorare l’attuale sistema artistico e dobbiamo continuare a parlarne. Come molti di voi sanno, io sono il Presidente e fondatore dell’ARC che sta per Art Renewal Center (Centro di Rinnovamento dell’Arte). L’Art Renewal Center è stato fondato nel 1999 e non abbiamo messo online il nostro sito web fino a novembre del 2000. Abbiamo aspettato di avere online più di 15.000 tra i più grandi capolavori della storia dell’arte. Oggi siamo ad oltre 80.000 opere d’arte, con una grande percentuale di immagini ad alta risoluzione disponibili per lo studio. Il nostro primo obiettivo è stato quello di mettere a disposizione del mondo dell’arte e degli appassionati d’arte di tutto il mondo opere che si potessero opporre a ciò che offriva il sistema dell’arte modernista. Entro il 2002 ci furono così tante richieste da parte dei navigatori del sito che chiedevano dove potessero andare a imparare i metodi dei vecchi maestri, che abbiamo iniziato a cercare in tutto il  mondo occidentale quali fossero i luoghi che ancora mettessero a disposizione una formazione classica da parte di formatori/artisti che avessero, essi stessi, una formazione da Atelier. Nel 2003 siamo riusciti a trovare solo 14  scuole, tutte molto piccole, e avevano, ciascuna, tra i cinque e i quindici alunni. Meno di 200 studenti, unendo le scuole tutte insieme, venivano addestrati ai metodi classici. Allora abbiamo aggiunto al sito web di ARC una lista di scuole-Atelier approvate dall’ARC. La risposta è stata travolgente. Da lì a diciotto mesi tutte quelle piccole scuole avevano riempito i corsi con tutti gli studenti che potevano gestire e molti altri atelier stavano programmando di aprire. Oggi ci sono più di 70 Atelier approvati dall’ARC, scuole ed accademie con corsi di formazione approvati con migliaia di studenti. Un aumento di oltre 2000% in soli dieci anni.

Siamo incredibilmente fortunati a poter parlare insieme all’apice di uno dei momenti più importanti di tutta la storia dell’arte. E’ molto raro poter attraversare e vivere di persona uno dei principali cambiamenti culturali sottostanti le placche tettoniche della cultura. Noi della comunità del Realismo dell’arte stiamo determinando un cambiamento a livello mondiale nella percezione e nella definizione di ciò che costituisce la grande Arte. I tentativi per silenziarci fatti da parte dell’establishment modernista hanno fallito. Ironia della sorte, aiutati dalla più moderna delle tecnologie, internet, la verità è ora disponibile a tutti e in ogni luogo.Molti degli studenti delle scuole ARC ci hanno raccontato di quanti anni e soldi hanno sprecato per studiare senza frutto nelle scuole d’arte. Le istituzioni artistiche attuali devono cambiare o perire. Dopo più di un secolo di vicoli ciechi, deviazioni da incubo, di menti istupidite dai discorsi sull’arte per dare ancora vita a ciò che avrebbe dovuto essere rigettato molto tempo fa.Finalmente la validità del punto di vista modernista viene messo in discussione.

Insieme, tutti noi qui, stiamo raccogliendo un testimone che era stato fatto cadere. Il lavoro che abbiamo oggi deve essere quello di riformare e reintrodurre metodi di formazione adeguati in tutta l’intera infrastruttura. Non è sufficiente fare di nuovo grandi opere d’arte, abbiamo bisogno di venderle e commercializzarle e abbiamo bisogno di riprenderci o almeno poter convivere col modernismo nei principali musei, musei che svolgono un ruolo indispensabile nella formazione ed educazione delle persone su ciò che tra gli oggetti d’arte passati e presenti sono da considerarsi più preziosi per la società e per la cultura. Il XX Secolo è stato così dannoso per le arti visive che la domanda d’arte è stata repressa. La necessità di un tipo di arte più gratificante e significativa è cresciuta enormemente nella società, con la conseguente rinascita del realismo classico. Siamo solo all’inizio di questo movimento, di questa rinascita. Il Realismo contemporaneo ha appena iniziato a riaffermare il proprio valore e la propria importanza e gli artisti realisti di cui parliamo sono i primi ed hanno appena graffiato la superficie delle grandi opere d’arte che certamente sorgeranno da questo movimento dei primi decenni del XXI Secolo.

Così ora, in quanto storici, artisti e appassionati d’arte, dobbiamo chiederci che cosa è successo e che cosa abbiamo bisogno di conoscere del passato per raccogliere non solo la fiaccola e andare avanti, ma anche per capire la storia dell’arte, e dare un senso a ciò che è avvenuto. Così le nuove generazioni di artisti avranno solide radici create sulla base di questa verità. E i risultati e le potenzialità delle belle arti saranno reali perché saldamente radicati nella psiche umana e nei desideri e nelle esigenze degli esseri umani di comunicare visivamente, per i quali le belle arti sono così attrezzate. Dobbiamo continuare riscrivere la storia dell’arte degli ultimi 150 anni. Dobbiamo dire la verità nei libri che vengono utilizzati per insegnare ai nostri giovani. Dobbiamo insegnare la validità, la potenza e la bellezza del linguaggio visivo realista.

Quindi analizziamo più approfonditamente ciò che è accaduto. Lo scrittore Jean-Jacques Rousseau ha dichiarato: “Gli uomini sono nati liberi, ma in tutto il mondo sono in catene.” Sostituiamo la parola “artisti” con “uomini” e noi abbiamo una dichiarazione che descrive in modo accurato ciò che è stato del mondo dell’arte attraverso la maggior parte del secolo scorso. “Gli artisti sono nati liberi, ma in tutto il mondo sono in catene.” Gli artisti sono stati virtualmente (se non addirittura praticamente) imprigionati. Stiamo parlando dei vincoli dell'”arte concettuale”, dello stupido lavoro della “decostruzione”, dello  stupido lavoro di scioccare o di essere impantanati nel “minimalismo” o l’insulso e sterile impoverimento delle opere descritte come “astratte”. Tutte queste sono catene che sono stati forgiate “collegamento per collegamento e pezzo per pezzo”, dicendo a parole che si portava rispetto alla composizione e al design e avendo in realtà da tempo abbandonato tutti i parametri delle belle arti e,soprattutto, la suprema necessità di armonizzare grandi soggetti e grandi temi con il disegno, la modellazione, la prospettiva, il colore e la tonalità e la capacità di gestire e fare i colori. E quali sono questi soggetti e temi? Ripeto ancora una volta: sono il modo con cui l’artista può comunicare idee, i valori, le credenze e la gamma infinita di pensieri ed emozioni umane.

Se guardiamo più da vicino, possiamo constatare che per la maggior parte del secolo scorso, c’è stato e continua ad esserci un continuo tentativo di diffamare e degradare la reputazione delle opere d’arte prodotte durante l’epoca vittoriana e le sue controparti in Europa e in America. Purtroppo ci sono riusciti. Ma negli ultimi 30 anni qualcosa ha cominciato a cambiare. Tendo a pensare al 1980, quando il Metropolitan Museum prese alcuni dei migliori dipinti accademici che erano stati in deposito dalla prima guerra mondiale e li appese nella nuova ala del museo Andre Meyer Wing e annunciarono la loro decisione al mondo. Hilton Kramer del NY Times condusse un aggressivo assalto giornalistico accusando il museo di prendere cadaveri dalla cantina. E sembrava volerli scorticare vivi per aver osato appendere William Bouguereau e Jean Leon Gerome vicino a Goya e a Manet.

Poverty and Wealth - William Powell Frith

Poverty and Wealth –
William Powell Frith

Io mi indignai alle osservazioni di Kramer anche più di quanto lui si indignò rispetto a ciò che aveva fatto il museo. E dopo aver fallito nel far pubblicare al museo una risposta a quanto espresso da Kramer, pagai di tasca mia uno spazio nella sezione Arti e Tempo libero del Sunday NY Times per far sentire alle persone una confutazione sensata di quanto detto dal giornalista. E ‘stato rilanciato due volte e ricevetti decine di lettere di supporto, tra cui una di Thomas Wolfe, le cui convinzioni furono satiricamente espresse nel suo leggendario libro dal titolo “La Parola Dipinta”. Fortunatamente il Met rimase della propria idea nonostante gli attacchi e oggi quella sezione non solo c’è ancora ma si è sviluppata notevolmente, anche se ancora oggi, nei loro sotterranei, si trovano capolavori purtroppo sottostimati.

Nel corso degli ultimi tre decenni, io e altri storici dell’arte abbiamo fatto un grande sforzo di ricerca e abbiamo trovato una schiacciante preponderanza di prove che dimostra che le descrizioni moderniste di questa epoca non sono altro che bugie e distorsioni fabbricate allo scopo di denigrare tutta la tradizionale arte realista prodotta tra il 1850 e il 1920.Il romanzo di Emile ZolàIl Capolavoro“era una storia di fantasia sui pittori impressionisti,  maltrattati dai funzionari del Salon di Parigi, gestito dai maestri accademici di quel tempo. Questa storia completamente inventata incredibilmente iniziò a essere scritta nei testi di storia dell’arte, come se effettivamente tutto si fosse verificato. Tuttora il racconto che fanno i Modernisti di ciò che accadde tra il 1850 ela prima guerra mondiale si basa su questo libro di Zolà.

La soppressa verità è che, durante il XIX secolo, ci fu un’esplosione di attività artistica senza pari in tutta la storia precedente. Migliaia di artisti adeguatamente addestrati hanno sviluppato una miriade di nuove tecniche ed esplorato innumerevoli nuovi soggetti, stili e prospettive come mai era stato fatto prima. Hanno coperto quasi ogni aspetto dell’attività umana. Erano il prodotto della libertà e della democrazia e del profondo rispetto per gli esseri umani. Ci hanno aiutato a diffondere la consapevolezza che ogni individuo è prezioso, che tutte le persone nascono con diritti inalienabili ed uguali, in particolare il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità.

Gli artisti e gli scrittori del XIX secolo identificarono, codificarono, protessero e perpetuarono i grandi valori umanisti e le scoperte epocali dell’Età della Ragione dell’Illuminismo del XVIII secolo. Gli scrittori di quel periodo, come Honoré de Balzac, Victor Hugo, Mark Twain e Charles Dickens furono ampiamente lodati e celebrati mentre gli artisti della stessa epoca, comunicando la maggior parte degli stessi concetti e valori, in netto contrasto con i loro colleghi scrittori, furono spietatamente messi in ridicolo e calunniati. Ma lavorando insieme, questa generazione contribuì a liberare gli schiavi, proteggere l’ambiente, fermare il lavoro minorile, eliminare condizioni di lavoro insicure, assicurare alle donne parità di diritti e il diritto di voto, ruppe i monopoli e protesse i diritti delle minoranze. E per ringraziarli di ciò, la loro paga, almeno per gli artisti, fu quello di allontanare il loro lavoro, denigrare i loro metodi, mentire circa il significato dei loro argomenti e rimproverare i loro successi. Perché? Perché non aprivano la strada alla vernice schizzata, alle tele bianche o alle lattine di zuppa Campbell di dimensioni industriali? Per questo furono definiti “irrilevanti”?

E qui abbiamo un concetto chiave di volta dei modernisti. Questi artisti del XIX secolo che amiamo non sono considerati “rilevanti” (E se non sono rilevanti loro, di certo i realisti moderni sono ancora meno rilevanti, secondo questi parametri di valutazione). Solo i lavori e le tecniche che gettavano al vento tutte le precedenti definizioni e parametri dell’arte venivano considerati “rilevanti”. Solo quegli artisti, che preparavano la strada all’espressionismo astratto erano degni di essere chiamati “rilevanti”. Niente avrebbe potuto essere più lontano dalla verità! Alla luce di ciò che ho appena spiegato, lo scopo dell’arte è quello di comunicare. Essa ha successo se esplora gli aspetti più profondi dell’esperienza umana e la realizza con poesia, bellezza e grazia. Se l’opera non è realizzata ad arte bensì goffamente e senza preparazione, non è riuscita. Ma dire che gli Accademici fossero irrilevanti per i loro tempi o per il percorso onnicomprensiva delle belle arti nel corso dei secoli è assolutamente sbagliato e scorretto. Erano, infatti, al vertice di 500 cento anni di sviluppo dell’arte a tutti i livelli. I modernisti furono l’impedimento alla continuazione del percorso delle belle arti nel corso della storia.

La Rilevanza si può intendere a molti livelli e forse uno degli elementi più essenziali per capire l’arte di ogni epoca è di vederlo nel suo contesto storico. Capire il XIX secolo ci aiuterà a capire come è relazionato al nostro mondo. Al fine di comprendere la rilevanza di William Bouguereaue di altri maestri del XIX secolo è essenziale inserirli nel proprio tempo. E ciò che stava accadendo nella storia durante il loro tempo è stato a dir poco “epocale”.Sto parlando di alcuni degli eventi più significativi di tutta la storia umana. Gli artisti accademici del XIX secolo non erano solo “rilevanti” ai tempi,e rilevanti per il principale filo della storia dell’arte, ma erano rilevanti per l’evoluzione dell’arte stessa,come questi artisti stavano lavorando a quello che sarà sicuramente considerato uno dei più rilevanti bivi nella storia dell’umanità.

La storia dell’arte è stata generalmente descritta con accuratezza a partire dal primo Rinascimento fino a circa il 1840.  Relativamente a questo periodo, per la maggior parte gli storici dell’arte hanno fatto il proprio dovere nel rendere conto di ciò che successe nell’arte o almeno si sono avvicinati il più possibile alla realtà. Questo è vero fino alla metà del XIX secolo. Da circa il 1848 in poi, tutti i normali criteri di giudizio, che descrivono e raccontano la storia dell’arte sono stati gettati fuori dalla finestra dagli educatori del XX secolo. Quasi tutti i libri di testo d’arte che sono stati utilizzati a partire dalla metà del XX secolo riscrissero la storia del XIX secolo per soddisfare le esigenze ed i pregiudizi del mondo dell’arte “modernista”, che vedeva tutta la storia dell’arte attraverso una lente “decostruzionista” che definiva come importanti, preziosi e rilevanti solo quelle opere che rompevano una o l’altra delle regole e dei parametri con cui le opere d’arte erano state precedentemente valutate ed apprezzate. La storia dell’arte venne allora vista come una lunga marcia: dalle “scoperte” dell’Impressionismo, attraverso una corrente di diversi movimenti che portarono fino all’Astrazione, che fu sposata con un fervore religioso per essere il più grande di tutte le forme e gli stili d’arte. Poi, con un pensiero doppio e schizofrenico degno di un 1984 di George Orwell, separarono l’analisi di tutte le epoche precedenti (pre XIX secolo) e la propria storia, considerata a parte. E ‘come se ci fosse una Storia dell’Arte scritta con una serie di parametri e quindi una nuova Storia dell’Arte che si basa sul distruggere la rilevanza dell’arte del XIX secolo, attaccando i parametri stessi che si utilizzano per lodare l’arte prodotta in tutti gli altri secoli precedenti. Essi, infatti, hanno creato uno scisma estremamente illogico.

Quindi, diamo un’occhiata a ciò che è stato effettivamente fatto dagli artisti accademici del tardo XIX secolo. In realtà, è nel regno della dignità umana in cui si trovano le realizzazioni davvero più prodigiose degli scrittori e degli artisti di quel tempo. William Bouguereau, che era considerato forse il più grande artista vivente in Francia durante la sua vita, è il mio esempio preferito, dal momento che tanti altri artisti lo emularono e adorarono il suo lavoro e il contributo che lui diede alla pittura. E’ stato accusato di lavorare solo per i suoi clienti borghesi, ma in realtà egli si vantava di essere in grado di dipingere tutto quello che voleva e la domanda per il suo lavoro era così grande che la maggior parte delle opere sono state vendute prima che la vernice finale fosse essiccata. Era un maniaco del lavoro e dipingeva tra le 14 e le 16 ore al giorno. Si interessava personalmente dei suoi dipendenti, dei suoi studenti e dei suoi colleghi e fu noto per aiutare pressochè chiunque avesse bisogno di aiuto e che toccasse la sua vita. Era amato da tutti. Ho letto molte lettere scritte a lui da queste persone. Abbiamo anche alcuni dei documenti originali dell’Archivio Bouguereau. Mi viene in mente una lettera molto toccante scritta a lui da uno dei maestri più anziani del periodo, Paul Delaroche. Nato nel 1797, aveva 28 anni più di lui, ma nella nostra lettera ringrazia il suo buon amico Bouguereau per avergli prestato dei soldi, ammette di aver sperperato alcuni guadagni con i quali avrebbe potuto ripagarlo prima e lo ringrazia per avergli accordato più tempo per ripagarlo. Bouguereau svolse anche un ruolo centrale nell’organizzazione del Salon di Parigi e le Accademie francesi alle donne artiste. A partire dal 1868 insieme a Rudolph Giuliano, Jules Lefebvre, Gabriel Ferrier e Robert Tony Fleury, tutti tra i pittori di maggior successo e famosi di Francia, iniziò a tenere corsi regolari per le donne. Tanto che nel 1893 tutte le principali scuole tenevano corsi per le donne, compresa la famosissima Académie Française.

Bouguereau è nato nel 1825, dopo la tempesta delle rivoluzioni americana e francese, due eventi che più di ogni altro incarnarono le scoperte del pensiero illuminista. Bouguereau e Victor Hugo erano in cima alla lista dei più importanti artisti e scrittori dei loro tempi, il cui lavoro fu quello di codificare i progressi e colmare il divario di secoli di società umane governate da re e imperatori che governavano per diritto divino, ad una civiltà fatta di uomini e di leggi in cui i governi possono guadagnare legittimità  solo attraverso il consenso dei governati: la giustizia, l’uguaglianza davanti alla legge, le elezioni con voto popolare, la tutela dei diritti umani, l’obbligo del governo e della società di individuare, organizzare e proteggere tali diritti. La libertà di stampa, permettendo e assicurando nel popolo la diffusione, il dibattito e la risoluzione di innumerevoli ingiustizie all’interno di istituti che rimanevano ancora recalcitranti che erano ancora pieno di seguaci delle regole precedenti e governanti che avevano combattuto per mantenere il loro potere. Cito dalla “Democrazia in America” di Alexis de Tocqueville, scritto nel 1835-1840, dove afferma:

“La società del mondo moderno, che ho cercato di descrivere e che cerco di giudicare, è comunque all’inizio della sua esistenza. Il tempo non l’ha ancora plasmata in una forma perfetta. La grande rivoluzione con la quale è nata ancora non è finita. E, tra i vari avvenimenti del nostro tempo, è quasi impossibile discernere ciò che passerà con la rivoluzione stessa e ciò che invece sopravviverà. Il mondo che sta nascendo è ancora gravato dai resti del mondo che sta morendo. E in mezzo alla vasta complessità delle cose umane,nessuno può dire quanto delle antiche istituzioni e degli antichi modi rimarrà e quanto, invece, sparirà completamente”.

Non era affatto chiaro dove saremmo andati a finire, ma era chiaro che era necessario ed era essenziale che le persone potessero organizzare la propria vita in modo più sicuro e libero, perchè solo un popolo libero e sicuro sarebbe stato in grado di costruire una civiltà a misura delle Arti e della Cultura. Scrittori e gli artisti del “primo” secolo della libertà,il XIX secolo, ritenevano loro dovere e responsabilità aiutare ad organizzare, codificare,diffondere e proteggere i valori, le leggi e le istituzioni democratiche della società che avrebbero garantito la perpetuazione della libertà; un modo di vivere appena entrato nella storia dell’uomo. Il fatto che gli artisti dismisero poi tale senso di responsabilità sicuramente ebbe conseguenze sulle generazioni future forse per i secoli a venire.

Jean-Jacques Rousseau gridò all’inizio della sua opera punto di riferimento, “Il Contratto Sociale”: “L’uomo è nato libero, e dappertutto è in catene”. L’opera di Rousseau si focalizzava su uno dei concetti più importanti a cui diede vita al mondo occidentale dal “medievalismo” e che protesse le persone dall’essere vulnerabili ai capricci di un despota o, allo stesso modo, di un re filosofo, sia che questi fossero davvero responsabili dei propri atti o che essi fossero convalidati e legittimati da “diritto divino”. Il mondo occidentale si mosse da un mondo pieno di editti e disposizioni del”sovrano” ad un mondo governato da “Stati sovrani”. Termini come la”volontà generale”, il “contratto sociale” e il “governo, di, da e peril popolo” si sono diffusi in tutto il nuovo mondo “libero”.

Out in the Cold - Leon Perrault

Out in the Cold – Leon Perrault

Queste idee rivoluzionarie diventarono concetti il cui significato e la cui comprensione facevano sempre più parte dell’educazione e della sensibilità delle classi colte, diffondendosi rapidamente ai lavoratori nei campi e agli operai nelle fabbriche e nei cantieri navali, i quali avrebbero dovuto condividere i vantaggi di una società libera e democratica come le origini del XVI secolo portarono alla codificazione del XIX secolo. Iniziò tutto in modo ristretto, quando solo i proprietari terrieri votarono la Costituzione degli Stati Uniti. E poi sempre più ampiamente fino al momento del XX secolo con  le due guerre mondiali, la Grande Depressione e innumerevoli altri orrori. Abbiamo visto l’evoluzione da una società agricola ad una società industrializzata e quindi alla società tecnologicamente avanzata di oggi.

Quindi sono queste credenze di base e le scoperte del secolo dei Lumi, le sue idee e i suoi concetti, che sono così cruciali per capire il contesto in cui gli artisti del XIX secolo vissero. Si rivolgevano infatti al cuore del pensiero illuminista. Bouguereau dipingeva giovani contadine con una dignità solenne e una bellezza silenziosa e reverenziale. Una delle sue opere mostra una forte ma bella contadina che si appoggia su un bastone e guarda lo spettatore direttamente e sfacciatamente negli occhi. Lei è in piedi sulla sua terra, per così dire. In un altro suo importante lavoro rappresenta una madre zingara a grandezza naturale che tiene sua figlia in braccio ed è in piedi in cima di una montagna a guardare lo spettatore. Il loro sguardo è diretto a chi guarda lo spettatore ma è accogliente. In questo dipinto Bouguereau sta elevando questi zingari la loro forma si staglia contro un vasto cielo, una linea di orizzonte basso. Guardiamo loro. Le loro espressioni gentili e accoglienti implicano la nostra accettazione; lo spettatore è invitato a restituire questo spettacolo di rispetto, che può solo essere adeguatamente dato attraverso la nostra accettazione di essi indipendentemente dallo stato sociale. La stessa verità e la realtà della loro nascita un tempo negativo, ora li eleva al cielo… uno stato in cui ora tutta l’umanità risiede.

Ora, nel XIX secolo, qualunque persona che facesse una qualunque attività erano considerata  un soggetto degno e un possibile tema per gli artisti. Soggetti come i poveri e i senza fissa dimora, le donne gettate fuori al freddo o i bambini che faticavano fino a tarda notte lavorando ogni giorno 16 ore. Ci sono stati dipinti con soggetti come scene di matrimonio, i bambini, la vita familiare, scene di scuole e tribunali, ospedali e l’industria, parchi, montagne e innumerevoli altri argomenti. Ad esempio, un nuovo tema popolare era la rappresentazione dell’ipocrisia del clero che predicava di rinunciare ai beni terreni dai loro appartamenti opulenti, intrisi di preziosi oggetti d’arte, antiquariato e servitori.

Tutto ciò era nuovo e rivoluzionario per gli artisti. Quando Vibert, Brunery o Crogaert facevano la parodia del clero e rappresentavano cardinali dipinti in ambienti sontuosi mentre giocavano a carte con giovani ragazze mondane o pagavano i servizi di un indovino che gli raccontasse il futuro, ci stavano dicendo che il clero era umano e vulnerabile, con le stesse debolezze e fragilità delle altre persone. Ma oltre a questo, la parodia del clero rappresentava la nostra nuova libertà di parola.

Un professore modernista una volta mi disse “com’è insensato e sciocco mostrare cardinali in pose stupide come questa”. Il suo pregiudizio gli impediva persino di capire che cosa avesse fatto Vibert, quali e quante regole avesse spezzato rispetto ai precedenti dominatori della società.

Ci è stato insegnato ad elogiare ed elevare gli artisti per aver infranto le regole e le convenzioni della prospettiva o per aver minato le regole del disegno realistico o per il coraggio di non aver seguito i precetti precedenti.

Ma gli artisti accademici erano stati in prima linea aiutando tutti noi a rompere ben altre regole, ci hanno aiutato a guadagnare le nostre libertà e i nostri diritti e hanno contribuito a creare un clima in cui fosse persino possibile considerare di rompere le regole dell’arte.  E tali rotture delle regole,in confronto, non erano certo importanti  quanto quelle rotture che portarono alla libertà e alla giustizia per tutti. Nei secoli precedenti, un artista avrebbe avuto la testa tagliata per la parodia di un cardinale.

Dalla raffigurazione dei mali della società, del valore e dell’uguaglianza di tutte le persone all’esplorazione della vita interiore e all’elevazione e valorizzazione delle speranze, fantasie e sogni dell’umanità è stato un passo.  Per gli artisti accademici e scrittori del XIX secolo, l’umanità e tutto ciò che ci rende umani era ciò che contava; come vediamo noi stessi e il modo in cui vediamo il mondo. L’umanità è stata glorificata e la gente di ogni tipo e forma, di ogni nazionalità e colore, con qualunque occupazione o vocazione. Noi stessi eravamo quello che contava… eravamo il soggetto più importante e il ​​più grande per la generosità creativa delle migliori menti artistiche sulla terra. Tutto ciò che riguardava l’umanità era diventato il nuovo foraggio per le forme uniche di comunicazione prodotte dalla prosa degli scrittori, dai pentametri dei poeti e dai pigmenti dei pittori del tempo. E noi fummo glorificati da migliaia di artisti che produssero milioni di immagini, spesso nuove e originali, e il meglio del meglio di queste immagini furono capolavori di prim’ordine.

Ciò che hanno fatto i modernisti è stato di aiutare e favorire la distruzione del solo linguaggio universale con il quale gli artisti erano in grado di comunicare la nostra umanità con il resto … beh dell’umanità. E ‘stato uno dei miei obiettivi per molti anni raccontare la verità sulla storia dell’arte modernista, ed è molto centrato sul tema  mettere in discussione qualsiasi pratica che pretenda di analizzare la storia dell’arte in un modo tale da nascondere  deliberatamente una conoscenza valida e corretta di ciò che effettivamente accadde. Ed è della massima importanza che la storia di ciò che in realtà ebbe luogo non sia persa per sempre a causa del pregiudizio di un singolo periodo transitorio. Questo deve essere fatto se si intende la storia dell’arte come campo di erudizione e di cultura e non, in ultima analisi, quello che ultimamente si era dimostrato niente di più che propaganda, orientata verso la valorizzazione di mercato per le collezioni preziose tramandate come negozi di ricchezza che conservano valori. Mercanti di successo ottennero grandi ricchezze con la vendita di tali opere … opere realizzate in ore invece di settimane … ebbero pochi problemi a raccogliere maestri del linguaggio per costruire un gergo complesso presentato ovunque come brillanti analisi delle opere così realizzate. Questi trattati tesi ad influenzare il mercato garantirono la protezione finanziaria di queste collezioni. Tale “artspeak” (linguaggio artistico), come divenne conosciuto, è una forma di artifizio che usa consapevolmente combinazioni di parole complesse e contorte (Babble) per impressionare, ipnotizzare e, infine, mettere a tacere l’istinto umano, affinché non possa identificare onestamente quello che è realmente gli è stato mostrato. Questo si ottiene con il lavaggio del cervello per mezzo dell’autorità, confondendo l’evidenza dei nostri sensi che altrimenti qualsiasi persona sana di mente metterebbe in discussione. L ‘ “autorevolezza” di posizioni alte, l’ “autorevolezza” di libri e di stampa e l'”autorevolezza” dei certificati di accreditamento, attaccato ai nomi dei principali fautori del modernismo, hanno tutti cospirato per marchiare ed umiliare coloro il cui buon senso si sollevava in opposizione a quello che sarebbe stato un evidente nonsense in bocca o sulla penna di chiunque altro non fosse sostenuto da tali autorevoli fonti.

L’espressione che meglio descrive questo fenomeno è “suggestione di prestigio“. Ogni volta che persone o anche nomi di prodotti vengono presentati con gli orpelli e i simboli della qualità, del valore e dell’importanza, allora le persone tendono a vedere in esse/i la qualità, il valore o l’importanza. Tutto ciò grazie a tali simboli. Per esempio un consumatore ricco vedrà una borsa marchiata “Prada” o “Gucci” ed, automaticamente,  lui assumerà che tale borsa abbia valore e qualità. Magari il prezzo di quella borsa sarà di $ 1800 e se la trova in vendita per $ 1200 quella persona penserà di aver fatto un buon affare e sarà orgoglioso di indossare quella borsa e mostrarla agli amici. Prendete la stessa borsa, senza etichetta, e cercate di venderla su un tavolo della 42ma strada per $ 80 e la stessa persona penserà che sia troppo cara e cercherà di ottenere un prezzo più basso, forse la prenderà a $ 40, posto che la prenda affatto. E’  stato il marchio Prada e il fatto che sia in vendita da Bergdorf o Bloomingdale a suggerire nella mente del consumatore il prestigio e il presunto valore della borsa.

Molti anni fa mi è stata regalata una visita in un impianto di assemblaggio General Motors e ho visto assemblare una Chevrolet. Poi, dallo stesso impianto di assemblaggio, è uscita un’altra macchina identica. Le hanno applicato una griglia diversa e un diverso ornamento sul cofano e l’hanno etichettata Oldsmobile. Una terza vettura identica è uscita dall’impianto, le hanno messo una griglia ancora diversa su di essa hanno messo un’etichetta che la definiva una Cadillac. Quasi tutto era assolutamente identico, ma il solo marchio Cadillac faceva sì che la macchina costasse il doppio del prezzo della Oldsmobile e, a sua volta, il marchio della Oldsmobile faceva sì che quella macchina fosse venduta ad un prezzo per un terzo superiore rispetto alla Chevrolet.

E’ la suggestione da prestigio e c’è una differenza tra il valore dovuto al prestigio e il valore per qualità intrinseca. In un modo molto simile a una tela con poco valore intrinseco che però ha la firma di DeKooning, Pollock, Rothko o Mondrian viene assegnato un alto valore perché persone con un dottorato di ricerca o un direttore di museo ci hanno detto cosa pensare del loro valore, o grandi mercanti d’arte o case d’asta hanno assegnato stime di milioni di dollari per il loro lavoro, e hanno spiegato alla gente come il fatto di pagare un milione di dollari oggi per quella tela li avrebbe portati nel futuro ad un profitto di dieci milioni. La gran parte delle persone non si sentono abbastanza esperte per sapere che cosa ha valore o che cosa non lo ha, persino quando si tratta di libri tascabili, tappeti persiani o orologi da polso. Figuriamoci rispetto alle opere d’arte. Quindi, anche se il loro istinto gli direbbe di rifiutare qualcosa, preferiscono tacere per paura che esporsi al ridicolo o essere considerati ignoranti.

La suggestione da prestigio induce la gente ad assumere automaticamente che un’opera deve essere eccelsa se si tratta di uno dei “grandi nomi” dell’arte moderna, così in automatico uno vi cerca l’eccellenza. Se non la vede, è portato a credere che sia a causa della propria ignoranza o di propria mancanza di sensibilità artistica, ma mai ad una qualche possibile mancanza nell’opera d’arte. Ammettere il dubbio di fronte agli altri significherebbe rendersi vulnerabili a scherno e derisione. E ‘molto più facile andarsene. Gli studenti che operano con questo tipo di pressione intimidatoria, si può star sicuri, troveranno eccellenza, non importa quello che stanno guardando. Il contrario di ciò accadrà quando guarderanno dipinti accademici. Gli è stato insegnato che i lavori realistici sono arte “cattiva” e, pertanto, qualsiasi cosa buona che vedranno in quell’opera non sarà dovuta alla qualità della realizzazione artistica, ma sarà percepita come una mancanza di intelligenza e di gusto.

Così tanti studenti e anche insegnanti ci hanno scritto per raccontarci come il Realismo sia stato virtualmente o realmente bandito dai loro dipartimenti d’arte. Le osservazioni di John Stuart Mill su questo stesso tema (la tendenza a non discutere, non confrontarsi o di ignorare completamente i diversi punti di vista), sono oggi tanto vivi e pertinenti come lo erano duecento anni fa.

Dove ci sia un tacito accordo affinché determinati principi non siano contestati; dove la discussione sui più grandi temi che possono interessare l’umanità debba considerarsi preclusa a priori, non possiamo sperare di trovare l’elevata scala di attività mentale che ha reso così notevoli alcuni periodi della storia.

Per quanto involontariamente una persona possa avere una forte opinione su un certo tema, è in grado di ammettere la possibilità che il suo parere sia sbagliato. Per questo egli dovrebbe essere mosso dalla considerazione che per quanto vera la sua opinione possa essere, se non sarà discussa e messa in discussione completamente, spesso e senza paura, quella cosa è da ritenersi come un dogma morto e non come una verità vivente. Saggio di John Stuart Mill Sulla Libertà (Da grandi politici pensatori da Wm. Bernstien p. 569)

Senza un circolo di esperti viventi che insegnino le tecniche tradizionali del disegno e della pittura del Realismo, non sarà mai possibile, per i dipartimenti delle Accademie e delle Università artistiche, avere studenti che siano in grado di arricchire il dibattito e l’ambiente accademico per tutti gli studenti, attraverso la produzione di opere d’arte in grado di esprimere idee complesse e raffinate. Vietare l’insegnamento di queste competenze nei campus in un qualche modo approfondito, è tanto ridicolo quanto sarebbe avere un reparto di musica che si rifiuti di insegnare il ciclo delle quinte o che insegni solo tre o quattro note con cui comporre qualunque tipo di musica.

Se non ci fosse nulla di cui vergognarsi nei loro metodi di insegnamento e nei loro risultati, i modernisti accoglierebbero con favore l’opportunità di confrontarsi con idee che essi dovrebbero aver buon gioco a confutare. Essi hanno il solenne dovere di mantenere l’integrità del pensiero che gli è stato possibile e che gli è stato tramandato da quegli artisti, scrittori e pensatori del XIX secolo e prima, che hanno costruito un sistema in cui la libertà di pensiero ha prevalso. E dove sarebbe più importante garantire che questi principi venissero tramandati se non nei college e nelle università che formeranno la prossima generazione di leader? Anche se non sono d’accordo con il Realismo, costoro avrebbero il dovere e la responsabilità di esporre ai loro studenti i punti di visti opposti ai propri.

Io non sarei riuscito neanche a sognare di assistere alla creazione di un sistema che producesse così tanti grandi artisti, ma sta accadendo in questo momento e la competizione annuale dell’ARC Salon, iniziata nel 2003, è cresciuta anno dopo anno. Ora è gestita da mia figlia Kara Ross, amministratore delegato di ARC della quale non potrei essere più orgoglioso. In meno di tre anni ha più che raddoppiato il numero dei partecipanti e quest’anno abbiamoquasi 2.200 entrate. Ogni anno i vincitori vengono presi in carico dalle gallerie e molti di lorostannoavendouna carriera di successo.

Nelson Shanks fu uno dei primi ARC Living Masters” (Maestri viventi garantiti dell’ARC) ed è probabilmente il più grande ritrattista degli ultimi 75 anni. Egli sarà premiato con un’onorificenza qui domani, e non mi viene in mente nessun altro più meritevole di questo premio. Vorrei fare a lui e alla sua famiglia i miei migliori auguri ed esprimergli la riconoscenza del mondo dell’arte realista per la sua leadership e la dedizione che ha dedicato alla disciplina della pittura.

Vorrei chiedere a ognuno di voi di provare ad entrare all’ARC Salon ogni anno e che ognuno di voi chiedesse di diventare un Artista o Maestro riconosciuto dall’ARC. Solo quando i migliori artisti del mondo vi competeranno quasi ogni anno questo prenderà l’importanza così a lungo avuta dal Salon di Parigi. Vedere il lavoro degli altri e condividere conoscenze tecniche ed estetiche, ogni anno, creerà una contaminazione incrociata che sfiderà e assicurerà sempre migliori competizioni artistiche. In realtà stiamo già vedendo che questo accade. Negli ultimi anni posso finalmente dire che i migliori artisti di oggi si trovano a una minima distanza dai capolavori della pittura ai livelli più alti della storia dell’arte. Alcuni li stanno già facendo e vi invito tutti a vedere i risultati dello scorso anno e dell’anno prima. L’attuale scadenza per la presentazione dei lavori all’ARC Salon è appena passata il 31 gennaio e, probabilmente, nel mese di aprile i risultati saranno pubblicati on-line e il prossimo catalogo ARC sarà prodotto a partire da quella data. Accogliamo con favore la vostra partecipazione e i vostri commenti. Ringrazio tutti e ciascuno di voi per la parte che si sta giocando nel nuovo Rinascimento del Realismo.

In effetti, direi che stiamo solo cominciando ad esplorare i grandi temi della condizione umana, sia essa nascosta o evidente, sia fisica o psicologica, sia essa letterale o letteraria, finzione o realtà; sia essa relativa alla vita interiore o ai viaggi interstellari. Il secolo scorso è senza dubbio stato il più complicato ed emodernismo hanno stretto il mondo dell’arte in una morsa di ferro e sono stati assolutamente paralizzanti per la pittura e le belle arti. Tutte le scoperte nel pensiero e della scienza che si sono verificati in questo secolo non sono state catturate dal Realismo tradizionale; un secolo durante il quale la conoscenza del mondo è passata dal raddoppiare ogni 50 anni al raddoppiare ogni 6 anni. Se la matematica è giusta, più del 98% della conoscenza del mondo è stata generata nel corso degli ultimi cento anni. Questo intero secolo è stato appena sfiorato dal Realismo nelle arti. Loro dico dicono che  “è stato già fatto tutto”? Mio Dio, avremmo dovuto vivere in una caverna insieme a Platone per credere ad una cosa simile! Abbiamo appena cominciato a prendere anche solo in considerazione tutte le possibili aree di pensiero, emozione, conoscenza ed esperienza che devono essere concepiti, disegnati e dipinti dal Realismo. Il potere espressivo, poetico e creativo dello sguardo dell’artista realista può ancora una volta arricchire la società, la cultura e la civiltà con la produzione di innumerevoli capolavori profusi dalle mani dei nostri maestri di vita, sia qui oggi presenti, o coloro che magari stanno entrando ora in una delle più di 70 scuole approvate dall’ARC.

Grazie alla potenza di Internet e ad organizzazioni credibili come la rete delle associazioni consociate di ritrattisti e l’Art Renewal Center di raggiungere milioni e milioni di persone; con il supporto di sei tra le principali riviste d’arte tutte impegnate a riferire sui vincitori dell’annuale ARC Salon e una vasta gamma crescente di altri importanti sviluppi nella comunità realismo dell’arte che sono riportati su ogni settimana nel blog di ARC e settimanalmente nella newsletter di ARC inviata a decine di migliaia di nostri soci, siamo sulla buona strada per una nuova rinascita della creatività e una vasta profusione dell’espressione dell’umanità, di un rinvigorimento esplosivo degli arti visive, ma questa volta completamente impregnato del vero significato di libertà di espressione. E se alla maggior parte dell’umanità sarà permesso confrontare e decidere da sola ciò che costituisce grande arte, con la poesia, la verità e la bellezza come luci guida, la rinascita del linguaggio universale del Realismo tradizionale contemporaneo sarà assicurata .

Risorse Web

Link al sito web dell’ARC (Art Renewal Center)

Link all’articolo originale “Why Realism?” di Fred Ross

 

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